mercoledì 15 febbraio 2012
Ogm: da Monsanto a Du Pont,
sfida alla crisi a colpi di utili
di Andrea Franceschi
Tecnologia innovativa in grado di risolvere il problema della fame del mondo, o potenziale minaccia per l'ambiente e la salute dell'uomo? Negli ultimi dieci anni il dibattito sugli Organismi geneticamente modificatinon ha smesso di alimentare polemiche. Tra i politici, gli ambientalisti, e all'interno della comunità scientifica. Una valutazione condivisa sul reale impatto delle tecnologie biotech nell'industria alimentare ancora non c'è. Ma una cosa è certa: il business dell'agricoltura geneticamente modificata continua a crescere a ritmi sostenuti in tutto il mondo. Ormai quasi un decimo delle superfici coltivate in tutto il mondo è seminata a Ogm.
Con ogni probabilità, nei prossimi anni, le sementi biotech sbarcheranno anche nell'Unione Europea. Bruxelles, tra le proteste degli ambientalisti, punta ad eliminare i divieti attualmente in vigore nella maggior parte degli Stati. Anche per evitare una controversia in seno al Wto con gli Stati Uniti, che considerano le barriere delle violazioni degli accordi internazionali sul libero commercio. La Ue deve però vincere diffidenza di diversi Stati, in cui c'è una forte opposizione all'ingresso del biotech. Francia ha vietato l'unica varietà di semi Ogm oggi ammessa nell'Ue: il mais Mon 810 dell'americana Monsanto, dando il via ad una controversia con le autorità comunitarie tutt'ora in corso.
In attesa di saper come andrà a finire la partita europea, l'industria degli Ogm e dei pesticidi per l'agricoltura continua a macinare utili, a dispetto della recessione. Il giro d'affari del settore (che, nel 2008, è stato di 7,5 miliardi di dollari secondo una stima del centro studi Cropnosis) è previsito in crescita e i bilanci di colossi del settore registrano vendite in netta crescita nel 2008 e prevedono stime positive per tutto il 2009.
Monsanto, il numero uno del mercato globale (la sua quota è del 23% secondo una stima del centro studi canadese Etc Group), prevede per l'anno in corso una crescita dei ricavi del 20%. Il che significa una maggior disponibilità di cassa di circa 1,8 miliardi di dollari. Da oggi al 2012 stima una crescita del 60% del business delle sementi geneticamente modificate. Stesse ottimistiche previsioni anche per il secondo player globale: Du Pont. La multinazionale americana, attiva in diversi comparti industriali (dall'energia ai trasporti, dalle costruzioni alla plastica) ha in mano quasi un sesto del mercato mondiale e prevede che i guadagni del comparto Agriculture e Nutrition crescano, nei prossimi cinque anni, ad un un tasso medio del 15%. Il terzo operatore è una società svizzera: la Syngenta. Il gruppo ha fatto registrare utili record nel 2008 e Credit Suisse ha recentemente confermato il suo giudizio sul titolo a «outperform» alzando il target price a 300 franchi svizzeri per azione. «L'ultimo trimestre del 2008 - si legge nel report del 9 febbraio - la crescita è rimasta robusta nonostante la stretta creditizia. E, stando i primi dati sulle vendite, il business di sementi e pesticidi non risentirà di alcuna contrazione nel 2009. Questo significa che per Syngenta ci sarà un forte cash flow e un probabile aumento del dividendo per gli azionisti di circa il 25%».
La recessione globale prevista per il 2009, toccherà solo marginalmente il business delle grandi multinazionali degli Ogm. Certo, rispetto al 2008, i margini saranno minori. Ma in questo rallentamento la crisi gioca un ruolo secondario. Lo scorso anno infatti è stato un anno eccezionalmente positivo per il settore dell'agribusiness (Monsanto ha avuto un aumento degli utili del 104%). Un dato in gran parte dovuto all'impennata del greggio nella prima parte del 2008, che ha dato un forte impulso alla produzione di biocarburanti. Le quotazioni di commodities agricole, come grano e mais, sono schizzate all'insù dando una forte spinta alla domanda di sementi Ogm. E questo, nonostante poi il loro prezzo si sia sgonfiato insieme a quello del greggio, ha portato a risultati record per tutto il settore Agrochemical. E non solo per i big. Tra gli esempi più eclatanti ci sono la tedesca K plus S e la israeliana Israeli Chemicals (che hanno una capitalizzazione doltre 9 miliardi di dollari), che nel 2008 hanno visto salire gli utili per azione rispettivamente del 478,3%. del 365,1%. Mentre la russa Silvinit (che capitalizza quasi 1,7 miliardi di dollari) ha fatto segnare un +431,4%.
www.ilsole24ore.it
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