Multinazionali
Erbicidi, Monsanto condannata in Francia per intossicazione
La multinazionale dell'agrochimica giudicata responsabile per l'intossicazione da erbicida di un agricoltore francese dal Tribunal de grande instance di Lyon. Una sentenza importante che, secondo il presidente dell'Associazione italiana agricoltura biologica, mette in discussione un intero modello agro-industriale.
Il gigante americano dell'agrochimica è stato giudicato responsabile per l'intossicazione di Paul Francois, cerealicoltore 47enne di Bernac (Charentes), che ha inalato l'erbicida Lasso nel 2004. Il tribunale di Lione ha inoltre condannato Monsanto a risarcire interamente Paul Francis per i danni subiti.
La ricostruzione dei fatti diffusa dall'Associazione italiana agricoltura biologica ricorda che, aprendo il serbatoio di un nebulizzatore, Paul Francis fu travolto dai vapori di Lasso accusando immediatamente nausea e svenimenti, più una serie di disturbi di salute - balbuzie, vertigini, cefalea, disturbi muscolari - che lo hanno costretto a sospendere il lavoro per quasi un anno.
Nel maggio del 2005, un anno dopo aver inalato i vapori, da alcune analisi effettuate risultò che Paul Francis aveva in corpo tracce di monoclorobenzene, un solvente presente in quantità nel Lasso.
Tre anni dopo, Paul Francis, che divenne il portavoce delle vittime dei pesticidi, si è visto riconoscere i suoi problemi di salute come malattia professionale da parte dell'Agenzia delle assicurazioni sociali per l'agricoltura e ha, quindi, avviato un procedimento per risarcimento danni nei confronti Monsanto.
Durante l'udienza del 12 dicembre 2011, dinanzi al Tribunale Distrettuale della Quarta Divisione Civile di Lione, il suo avvocato, Francesco Lafforgue, ha accusato Monsanto di fare di tutto pur di lasciare il Lasso sul mercato. E di non informare neanche in etichetta circa l'esatta composizione del Lasso e circa il rischio di inalazione, che dovrebbe prevedere l'obbligo di indossare una maschera protettiva. La pericolosità di questo erbicida è stata riconosciuta dal 1980 in Canada, anno dal quale la sua commercializzazione è vietata in Canada, Inghilterra e Belgio. Mentre si è dovuto attendere fino al 2007 perché venisse rimosso dal mercato francese.
Questo il commento di Alessandro Triantafyllidis, presidente nazionale diAiab: «Apprendiamo con soddisfazione la notizia, arrivata ieri, circa la condanna della Monsanto per l'intossicazione di un agricoltore francese provocata dall'inalazione dei vapori dell'erbicida Lasso. Una sentenza importante, che in Francia è una prima assoluta, e che apre la strada alla richiesta di danni. Vicende giudiziarie a parte, il caso è l'ennesima tragica dimostrazione di come il modello agroindustriale e agrochimico sia fallimentare. Perché propone un modello di sviluppo che non rispetta né l'ambiente, né il benessere degli animali, né tanto meno quello dei lavoratori. Oltre che dagli OGM, che minacciano la biodiversità delle colture, infatti, i pericoli per la nostra terra e per gli agricoltori stessi arrivano dagli additivi chimici, come diserbanti e insetticidi, prodotti da giganti dell'agrochimica e delle biotecnologie vegetali quali Monsanto».
La ricostruzione dei fatti diffusa dall'Associazione italiana agricoltura biologica ricorda che, aprendo il serbatoio di un nebulizzatore, Paul Francis fu travolto dai vapori di Lasso accusando immediatamente nausea e svenimenti, più una serie di disturbi di salute - balbuzie, vertigini, cefalea, disturbi muscolari - che lo hanno costretto a sospendere il lavoro per quasi un anno.
Tre anni dopo, Paul Francis, che divenne il portavoce delle vittime dei pesticidi, si è visto riconoscere i suoi problemi di salute come malattia professionale da parte dell'Agenzia delle assicurazioni sociali per l'agricoltura e ha, quindi, avviato un procedimento per risarcimento danni nei confronti Monsanto.
Durante l'udienza del 12 dicembre 2011, dinanzi al Tribunale Distrettuale della Quarta Divisione Civile di Lione, il suo avvocato, Francesco Lafforgue, ha accusato Monsanto di fare di tutto pur di lasciare il Lasso sul mercato. E di non informare neanche in etichetta circa l'esatta composizione del Lasso e circa il rischio di inalazione, che dovrebbe prevedere l'obbligo di indossare una maschera protettiva. La pericolosità di questo erbicida è stata riconosciuta dal 1980 in Canada, anno dal quale la sua commercializzazione è vietata in Canada, Inghilterra e Belgio. Mentre si è dovuto attendere fino al 2007 perché venisse rimosso dal mercato francese.
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