Aiab, condanna Monsanto mostra fallimento dell'agrochimico
Roma, 14 feb. (Adnkronos) - "Una sentenza importante, che in Francia è una prima assoluta, e che apre la strada alla richiesta di danni. Vicende giudiziarie a parte, il caso è l'ennesima tragica dimostrazione di come il modello agroindustriale e agrochimico sia fallimentare, perché propone un modello di sviluppo che non rispetta nè l'ambiente, nè il benessere degli animali, nè quello dei lavoratori", così Alessandro Triantafyllidis, presidente nazionale di Aiab, commenta la notizia della condanna della Monsanto, riconosciuta responsabile per l'intossicazione da erbicida di un agricoltore francese dal Tribunal de grande instance di Lyon. Notizia che solleva la questione degli erbicidi, responsabili secondo l'Aiab di non pochi problemi. Problemi che "per la nostra terra e per gli agricoltori stessi arrivano dagli additivi chimici, come diserbanti e insetticidi, prodotti da giganti dell'agrochimica e delle biotecnologie vegetali quali Monsanto - sottolinea Triantafyllidis - Solamente il bio, infatti, ha nel suo Dna il bando delle dannose e pericolose sostanze chimiche di sintesi''. Monsanto è stata giudicata responsabile per l'intossicazione di Paul Francis, cerealicoltore 47enne di Bernac che ha inalato l'erbicida Lasso nel 2004. Il tribunale di Lione ha inoltre condannato Monsanto a risarcire interamente Paul Francis per i danni subiti. Il 27 aprile 2004, aprendo il serbatoio di un nebulizzatore, Paul Francis, è stato travolto dai vapori di Lasso e ha immediatamente accusato nausea e svenimenti, più una serie di disturbi di salute (balbuzie, vertigini, cefalea, disturbi muscolari) che lo hanno costretto a sospendere il lavoro per quasi un anno. Un anno dopo, nel maggio del 2005, le analisi evidenziano tracce di monoclorobenzene, un solvente presente in quantità nel Lasso, nel corpo di Francis che tre anni dopo, oltre a essere diventato il portavoce delle vittime dei pesticidi, si è visto riconoscere i suoi problemi di salute come malattia professionale da parte dell'Agenzia delle assicurazioni sociali per l'agricoltura e ha, quindi, avviato un procedimento per risarcimento danni nei confronti Monsanto. Il suo avvocato, Francesco Lafforgue, ha accusato Monsanto di fare di tutto pur di lasciare il Lasso sul mercato e di non informare in etichetta circa l'esatta composizione del prodotto e circa il rischio di inalazione, che dovrebbe prevedere l'obbligo di indossare una maschera protettiva. Già nel 1980, in Canada, Inghilterra e Belgio la commercializzazione di questo erbicida è stata vietata.
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